Il racconto telematico

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Re: Il racconto telematico

Messaggio  Salvo Zappulla il 02/05/08, 11:50 pm

Mi sento inquieto stanotte, una strana ansia mi pervade, qualcosa che non saprei spiegare, di indefinito, di aleatorio. Le cicche di sigarette si ammucchiano nel portacenere, una dopo l'altra fino a formare una piccola montagna di catrame. Cosa mi rode? Cosa? Questa vita maledetta che non ha più senso? Questo vuoto che non riesco a colmare? Mi affaccio dalla finestra. Accendo l'ennesima sigaretta. E' lei che mi manca: Vanessa. Il suo nome mi rimbomba nelle orecchie. Vanessa! Vanessa! Vanessa!. Il suo volto strappa urli alla mia anima. Mi tocco il labbro gonfio e rivedo la scena, il suo disprezzo, le invettive feroci e sento un gran male dentro. Il suono del citofono mi riporta alla realtà. Me la ritrovo davanti come un regalo piovuto dal cielo. La mia sorpresa è indescrivibile. Tamburello con le dita contro il muro. Non riesco a comprendere. Lei mi si para davanti, tiene gli occhi bassi, mi sfiora il labbro gonfio con le dita. La sua voce è un sussurro appena; “Sean, perdonami...ti amo, ti amo tanto”. Sento che sto per esplodere, sento che sta per scoppiarmi il cervello. E la puzza di gatto selvatico? sarei tentato di chiederle. E le tue frasi crudeli? Il tuo Gianni, dove lo hai lasciato”. Continuo a tamburellare con le dita in silenzio, un silenzio che squarcia i timpani. “Sean...” due lacrime le rigano il volto. Dio, come è bella! E' così bella da farmi star male. Stupida ragazzina, non sa quanto dolore riesce a procurarmi. Desidero schiaffeggiarla ma la mia mano si posa dolcemente sul suo volto ad asciugarle le lacrime. Poi il desiderio esplode, violento, incontenibile. L'afferro per i capelli e l'attiro a me. La mia lingua la cerca senza tregua, le mie mani esplorano il suo corpo. La spoglio frenetico, la spingo sul divano. E' il tripudio dei sensi. Le nostre anime si fondono in una, i nostri cuori battono allo stesso ritmo, fluttuano nell'aria melodie arcane. Gemiti di piacere la fanno sussultare, socchiude gli occhi per prolungarli.
Ora giace esausta, spossata, serena nell'animo. Ha conosciuto l'amore, uscirà da questa stanza col piglio di donna. Vanessa, imprevedibile Vanessa, quando sembrava perduta per sempre è venuta a portarmi il dono più bello. Si è addormentata tra le mie braccia e le accarezzo i capelli. Mi piace accarezzarle i capelli, non mi stancherei mai. Il profumo del suo respiro accarezza il mio petto, è una bambina, la mia bambina. Vanessa per sempre. Dovunque ci condurrà il nostro destino, rimarrà la mia Vanessa per sempre.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 03/05/08, 12:03 am

Era stato veloce a sigillarmi dentro il suo universo, nelle pareti di un luogo che tratteneva atomi di me e di lui, le stesse particelle che avevano danzato su di noi la sera prima. Sentivo il mio volto incendiarsi e, poco più sotto, lo stomaco sbarrare la strada a tutta l’ansia che conoscevo, adesso ammassata in quei pochi centimetri di complicatissimo mondo.
Mi toccò con delicatezza e allo stesso tempo mi sentii come fossi un oggetto di sua proprietà. Non ebbi esitazioni, il mio unico desiderio era quello di fondermi nel suo abbraccio a catturare scintille di fuoco da spargere sopra di noi. Sean mi fu addosso, con pochi passi mi spinse sul divano di cuoio e prese ad accarezzare implacabile ogni centimetro della mia pelle, sembrava volesse levarmi con dolcezza la carne di dosso, per conoscere ogni angolo di me. Il mio stretto abitino a righe grigie e blu non gli fu a lungo di ostacolo, se ne liberò presto, lasciandomi nuda, ancora una volta, per lui. Fu allora che si fuse in me. Poi, mi guardò e proseguì il suo silenzio, solo un numero interminabile di attimi si contagiarono l’uno con l’altro come eco di specchi. Un’altalena di sensi precipitava dai nostri corpi, in un moto sinuoso che avanzava e indietreggiava intorno e dentro di noi. Avrei voluto urlare, ma io, come lui, non sapevo più farlo, prigioniera della nostra reciproca incomunicabilità verbale. Avevo ostacolato quell'incontro d'amore con un intervallo incomprensibile. Perché lo avevo fatto? Non seppi trovare una risposta credibile. La mia volontà era stata implacabile nel tentare la fuga da lui. Invece adesso quell’atto d’amore si faceva sempre più una promessa e non era soltanto una sfida. Sean era quieto, ascoltavo i suoi respiri e con gli occhi rubavo riflessi dei nostri sguardi ipnotizzati.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  Salvo Zappulla il 03/05/08, 01:48 pm

“Vuoi un goccino di caffé, Sean?” E' la sua voce dolcissima a svegliarmi. Forse sto accarezzando un sogno. Mi giro verso il suono di quella dolce melodia. Lei mi porge la tazzina fumante. Ha indossato la mia vestaglia di seta, i suoi seni piccoli e delicati sono a pochi centimetri dal mio volto. Riprendo coscienza di tutte le mie facoltà. La desidero ancora, non mi stancherei mai di inebriarmi di lei. Le sfioro i capelli, le poso una mano sul seno morbido, palpitante; scendo ancora con la mano a cingerle la vita in cerca del suo corpo caldo. Lei mi lascia fare. L'attiro a me sfiorandole il collo con le labbra, sento la sua carne attraverso le vesti di seta; le mie carezze le strappano brividi di piacere. Riesce a trattenermi, ansante. “Fermo, ti rovesci il caffé addosso!”.
Bevo il caffé d'un fiato e mi scotto le labbra tumefatte. Trattengo un'imprecazione. Poso la tazzina sul comodino e le apro la vestaglia. Abbozza una timida resistenza, poi cede all'estasi del rinnovato desiderio. E' sopra di me. Aspiro avidamente il profumo della sua pelle. Sorride maliziosa. Abbassa le persiane. Il buio è complice dell'amore, mi dice sorridendo. Filtra un tenue bagliore, riesco a distinguere appena la figura della mia donna che scuote i morbidi capelli, si offre con tutta la sua radiosa giovinezza. La vestaglia è scivolata sulla moquette. Le gambe di Vanessa sono snelle, agili, da gazzella. Si stira sopra di me aprendo le braccia accoglienti, mi fa ancora dono della sua femminilità. Siamo di nuovo un solo corpo e una sola anima. Le sfioro il seno con le labbra. Sento un brivido attraversarla in tutto il corpo. La copro di tanti piccoli baci, intensi, violenti. Si lascia trasportare dal ritmo, flette il corpo sinuoso ondulando leggera; brividi sottili le scendono lungo la schiena. Con un movimento repentino si risolleva, stringe il mio capo tra le sue mani, sul volto il desiderio incontenibile. Mi attira a sé, ricade sopra di me. Il mio sangue e il suo fluiscono nelle stesse vene, le nostre anime si fondono per sempre, trasmigrano dall'uno all'altro corpo. Gli oggetti della stanza sfumano avvolti da una nuvola rosa, i rumori cessano di esistere, si sentono solo i nostri respiri affannati. Dopo l'amore rimaniamo sdraiati senza un briciolo di forza. Vanessa, pazza Vanessa, Vanessa per sempre.
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Il racconto telematico

Messaggio  Amarinta il 06/07/08, 01:54 pm

Stai tranquilla, penso. Tranquilla.

Fisso il riflesso del mio specchio e non capisco quale delle due sono io. Da quale sto guardando? Sono quella o sono quella? La mia vita è un unico cerchio concentrico con la mia faccia ripetuta all'infinito. Che culo, penso poi. Di tutte le facce che potevo avere, mi ritrovo proprio questa.

Fanny, a differenza di me, si trucca tantissimo. Quando le va, ovviamente. Io sono pelle da smog metropolitano. Lei è una scapestrata principessa. Il fard. Il correttore. Il fondotinta. La cipria. Il rossetto. Il piegaciglia. L'ombretto. Il mascara. La matita. Il rossetto. Un'impalcatura sulla faccia solo per tenere tutto in equilibrio. Baciarla anche solo su una guancia è un'impresa mistica.

"Vuoi Gianni?"
"No."
"Vuoi Sean?"
"Sei tu che lo vuoi, Fanny."
"Sì, ma lo vuoi anche tu?"
"No, grazie, sto bene così."
"Caffè?"
"Quello sempre!"

Ridiamo. Due bambine con le orecchie sporche e le mani piene di fango. Torte di fango. Da piccola facevo pranzi interi col fango e i rametti. Anche qualche sasso. Per condire. Fanny mi versa il caffè in una tazza ormai esausta e perennemente fumante, poi mi afferra la faccia e mi esamina millimetro per millimetro. Il suo sguardo è così penetrante che sento i miei pori dilatati fuggire dall'imbarazzo.

"Dovresti farti una maschera, prima."
"E come diavolo si fa?"
"Mai fatto ua maschera di bellezza?"
"No."

Mi fissa perplessa. Poi pensa alle mie canottiere bianche, i miei seni cascanti senza biancheria, i miei capelli sfatti e la mia aria da lesbica convinta mentre guarda un uomo nudo, e comincia a crederci un pò di più.

"Lascia fare a me" dice, allontanandosi.

Nel tempo della sua mancanza penso che forse siamo due perfette idiote. Anche se tutto questo è divertente. I bigodini. Le chiacchiere. Il caffè e le sigarette. Ora, perfino le maschere di bellezza. Manca solo una battaglia a cuscinate e la nostra metamorfosi in stupide ragazzette adolescenti sarà completa.

Io non voglio Gianni. Sono venuta qui per lui. Ho cambiato casa, paese, stato, continente, mondo, e ora non lo voglio più. La mano mi fa ancora male dal pugno che gli ho dato. Devo essermi rammollita. Oppure, lui è diventato di ferro. Ma non è questo il punto. Io non ho più ragione di amarlo. Allora perchè sono qui, a casa di Fanny, a lasciare che pasticci con la mia faccia e cerchi di rendermi una donna semi appetibile? Perché, anche se non voglio più Gianni, fremo al pensiero di quello che direbbe se mi vedesse truccata e vestita in maniera... non dico femminile, ma quasi?

"Fanny?"
"Dimmi."
"Noi siamo qui per rovinare la vita a Vanessa, vero?"
"Esattamente."
"Perchè Vanessa ha rotto il cazzo, giusto?"
"Giusto."
"E perché tu vuoi Sean."

Sospira. Freme. Mi guarda. Forse non dovrei dire quel nome. Comincia a spalmarmi della brodaglia verde sulla faccia.

"Sì."
"E io voglio vendicarmi del fatto che ogni volta viene e mi rovina tutto."
"Brava."
"Allora, a che serve questa pagliacciata?"
"Intendi il trucco?"
"Sì, il trucco, dico, a che ci serve?"
"Non vuoi essere bellissima, nel momento in cui tutto sarà finito e vorrai ridere guardando in faccia Vanessa?"

Ci penso su. Un istane solo. Il tempo di dire:

"Ok. Spalma questo obbrobrio."

e il nostro patto sembra farsi sempre più stretto ogni secondo che passa. Sono talmente di buon umore che quasi mi viene da canticchiare in rima. Da diavoletta a diavoletta, un caffè e una stretta di mano fanno l'intesa perfetta.
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