Il racconto telematico

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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 13/02/08, 05:35 pm

Decisi su due piedi che la prima ad essere chiamata doveva essere Amanda, dopo sarei passata da Sean, mi attendeva il lavoro da modella e i cinquanta dollari al giorno. Non avrei avuto altre distrazioni per tutta la giornata. Il portone di vetro e ottone era aperto, spinsi ed entrai. Mi recai di fronte alla porta del piano terreno dove avevo intravisto il viso di Amanda la sera prima. Da dentro provenivano rumori di piatti e stoviglie, era in casa. Bussai.

Venne con passi pesanti ed aprì la porta.

Era lì, alta, imponente, prepotente. Era bella, ancora. Nonostante i problemi. Sapevo che era stata a lungo insieme a Gianni e che a causa dei suoi tradimenti aveva avuto molte pene d'amore. Per tale ragione era partita, non sapevo per dove. Il nostro era un paesino del sud dell'Italia, nulla poteva accadere che gli altri non divulgassero con impietosa precisione e rapidità, però sulle sue sofferenze d'amore con Gianni io non ne sapevo molto. Sarà stato forse perché ero impegnata a pensare alle mie. E adesso era lì, carne viva.
"Vieni, entra", mi disse, tirandomi per un braccio e mostrandosi per niente sorpresa di trovarmi là. "E' piccolo il mondo, porco cane. Che ci fai a New York, ragazzina?"
Non doveva essere contenta di vedermi e non fece nulla per nasconderlo. Mi parve molto dimagrita, e aveva due cerchi sotto gli occhi, da quanto tempo non dormiva?

"Sono arrivata da poco. Cerco Gianni. Hai per caso sue notizie? Non sai dove sia, ho bisogno di incontrarlo, per parlargli" le dissi intimorita di una sua reazione violenta.

"Ah! Bella mossa. Complimenti. E vieni a cercarlo da me? Devi essere pazza, bambolina". Mi guardava con due occhi malinconici e carichi di tensione. Provai un senso di imbarazzo, riflettendo forse non aveva torto. Cosa c'ero andata a fare fin là? Non avrei trovato Gianni, visto che aveva lasciato anche lei e non avrei trovato una calda accoglienza, visto che lei sapeva della mia storia con il suo uomo e di sicuro non poteva averla digerita.

"Ho provato, non si sa mai. Se un giorno ci parli puoi sempre dirglielo che sono qui. Lavoro a pochi metri da te, da Sean Morris il pittore. Conosci?"

"Quell'idiota?" sbottò a ridere senza contegno. Non compresi cosa ci fosse da sganasciarsi. Sembrava con quei suoi modi incivili volere esprimere il suo concreto disappunto sul pittore, sulla sua arte, su di me, la sua modella.
Non risposi, mi accontentai di fissarla dritto negli occhi. Le parole sarebbero saltate fuori. Cos'altro potevo fare? Rimasi in attesa di un segnale da parte sua. Avrebbe potuto fare qualcosa se avesse voluto, anche solo parlarmi.
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Il racconto telematico

Messaggio  Amarinta il 13/02/08, 07:10 pm

Mi sono svegliata quasi subito dopo essermi addormentata, senza aver riposato neanche mezz'ora. Le campane di una chiesa vicina suonano insistenti. E io che pensavo che l'America fosse laica. Non ho neanche aperto gli occhi, e già ho deciso che sarà una giornata pessima. Lo so, semplicemente. Sarà tutto un orrore e non potrò fare altro che viverlo. Mi si brucia il latte sul fornello, il caffè viene uno schifo, il mio toast sa di piede e non so esattamente il perchè. Tutto il mondo sembra concentrato nella (facile) missione di farmi stare di cattivo umore. E quando suonano alla mia porta penso già ai quattro cavalieri dell'Apocalisse, al deserto del Gobi, a tutti gli attori che nel corso dei decenni hanno interpretato "Equus" che scopano allegramente cavalli davanti alla mia porta. Tutto è abbastanza inquietante prima di aprire. Ma quando davanti mi trovo Vanessa peggiora la vita intera, si aprono voragini infernali, crolla tutto.
E non posso neanche chiuderle la porta in faccia.
Non sarebbe carino.

Io non sto bene. Indubbiamente, non sto bene. Ho qualcosa nel cervello che mi scombina tutte le azioni. Vorrei bestemmiare tutti i santi del paradiso, e mi esce solo un "Porco cane" sussurrato. La afferro per un braccio - quella carne così delicata, quelle dita fragili, quella pelle alabastrina. Adorabile, Vanessa. Odiosa, Vanessa. Non ho niente contro di lei, davvero. Solo, vorrei spaccarle quella bella testolina in due, scartavetrarle le ossa, fare della sua carne cenere e spargerla sui miei capelli. Polvere di innocente. Cos'ho per la testa? La sto facendo davvero entrare in casa mia. Potrei ucciderla e invece sono gentile, perfino ossequiosa. Le chiedo che ci fa a New York. Come se non lo sapessi. Come se fosse una conversazione normale. Non scatto nemmeno quando mi chiede di Gianni, né quando mi dice di lavorare per Sean.

Fanculo Vanessa. Ho cercato di dimenticare tutti i miei incubi, ed eccoli sottoforma di una scema timida e impaurita. Fanculo Vanessa, fanculo tutto. Gianni? Bella domanda. Cos'ho, la faccia da oracolo? La mia casa era un centro informazioni e nessuno mi ha detto niente. Gianni l'ho visto ad un semaforo. Ha sempre le stesse spalle. Sempre lo stesso odore che si sparge nell'aria. Di più non so. E anche se lo sapessi, non te lo direi, piccoletta. Lo sai che ti odio? Lo sai che vorrei ammazzarti? Così fiduciosa, così tranquilla. Meriteresti ogni secondo di agonia.
Diciamo che sapevo tutto, tesoro. Sapevo che cercavi Gianni. Tutte cercano Gianni. Le donne di mezzo mondo lo cercano. E comunque, anche se gli parlassi, cosa potrei dirgli? 'Oh, ciao, Gianni, sapevi che Vanessa è qui a New York con me? Sì, proprio quella ragazzina che ti appassionava tanto' e lo vedrei sparire all'orizzonte. Vanessa deve essere davvero pazza, per pensare davvero che possa parlargli. E che possa addirittura dirgli di lei. Perchè non la sto pestando a sangue? Voglio capire questo. Perchè non le sto aprendo la testa in due come un melone troppo maturo? E poi, Sean. Sapevo che era la sua voce, ne ero sicura. Oddio, un'altra nella trafila delle amanti di Sean. Sarà uno strazio. Ho l'irresistibile impulso di dirle quanto sia bastardo quell'uomo, ma desisto. Che mi importa? Che impari da sola. Non sono sua madre. Non sono neanche sua amica.

Parli del diavolo e spuntano le corna, penso poi, quando Sean viene e ci invita a casa sua. Io e la mia mania di non chiudere mai la porta, maledetta me. Vanessa già scondinzola, quando lo vede. Io grugnisco, tenendo fede all'immagine della lesbica femminista che lui ha di me. Io, la donna del mistero che lo ha rifiutato - e quindi, ineluttabilmente lesbica, lesbica fino alla fine del tempo. Per uno come lui, rifiutarlo equivale a rifiutare tutti i maschi del mondo. Che imbecille. E io sto per entrare a casa sua. Con Vanessa.

Che giornata di merda, davvero.
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Amarinta

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Re: Il racconto telematico

Messaggio  velia mei il 15/02/08, 12:20 pm

La notte porta consiglio e durante questa interminabile notte ho deciso che non starò certo a guardare. Non voglio farmi incantare dall'aria ingenua e spaesata di una ventenne che si affaccia ora sul mondo crudele di una metropoli che non ha pietà per nessuno.
Non voglio farmi incantare dai suoi occhioni ingenui dalla sua aria scanzonata o dalla sua mancata padronanza della lingua.
Il mondo è pieno di Lolite ed io me ne sono trascinata una nella mia vita, maledetta me 1000 volte!
La sento prepararsi di là, certo si farà bella per lui .. per la sua prima posa da modella.
Faccio finta di leggere un libro preso a caso proprio mentre Vanessa esce fasciata nel suo maglioncino nuovo.
La guardo con la coda di un occhio rancoroso odiando ogni più piccolo particolare che la riguardi.
Sorseggio il mio caffè bollente deglutendo assieme a lui il ricordo della mia prima volta da Sean e fingendo di essere immersa tra quelle pagine al punto tale che mi potrebbero portare via con tutto il divano e non farei neanche una piega.
Per un attimo mi viene da sorridere pensando alla foto che girava su internet del Presidente degli Stati Uniti immortalato mentre pretendeva di leggere una rivista tenuta al contrario, controllo il mio libro e spero di risultare più credibile del Presidente e della sua assurda espressione beota.
Non la voglio salutare, non la voglio calcolare proprio … semplicemente non esiste.
Questa mocciosa ingrata con il suo manto di capelli color oro e la sua aria innocente mi sta rovinando la vita.
Butta lì un "Io vado" che riecheggia nel mio cervello come un boato scatenando una reazione a catena, sento tutte le tessere di un ipotetico domino crollare inesorabilmente una dopo l'altra in una corsa arrestabile.
Tutti i tasselli che da tempo incastravo tra loro con cura certosina per convincermi che non ero coinvolta, che era una storia così, come tante, crollano al suono della sua vocina maliziosa e solo allora mi rendo conto del martellamento che ho in testa.
Le tempie mi pulsano lo stomaco è chiuso in una morsa e la caffeina che sto ingurgitando traccia un percorso di fuoco che scorrendo giù per l'esofago va ad esplodere al centro del mio stomaco.
Ma più di tutto feriscono quelle due insulse parole pronunciate di fretta e senza consapevolezza che spalancano le porte sul mio universo emozionale minuziosamente celato e volutamente ignorato fino a ieri.
Rabbia cocente, invidia smisurata, voglia di urlare come un animale ferito a morte, il tutto pericolosamente ben compresso chissà dove dentro di me fino a quel preciso maledettissimo istante in cui ho dovuto capire mio malgrado.
Certo lei è carne fresca, e lo so durerà il tempo di un battito d'ali, della realizzazione di un quadro al massimo ma non è questo il punto.
Il punto è che quelle due parole, sovrapposte al ricordo dello sguardo viscido e indagatore di Sean, mi hanno fatto vedere tutto assieme quello che non avrei voluto vedere neanche diluito nelle infinite puntate di una soap opera.
Non posso essermi innamorata di un personaggio così scontato, così palesemente egoista e narciso. Come ho fatto a non avere neanche un ragionevole dubbio su quegli sguardi avvolgenti e vogliosi studiati fino all'ultimo battito di ciglia che mi fasciavano voluttuosamente mentre esprimeva il suo estro artistico su tela? Il suo palese tirarsi le pose …
Eppure non sono una sprovveduta … in questo momento non riesco a far altro che insultarmi vittima del susseguirsi di momenti vissuti che mi attraversano la mente come un treno in corsa ed io, da spettatrice invece che protagonista, vedo una storia completamente diversa da quella che fin lì ricordavo e mi sento ridicola offesa e violata in maniera gratutita.
Eccomi lì ad elemosinare le sue attenzioni l'ultima volta che sono stata da lui con Vanessa, che vergogna. Rivedo la scena in cucina, tutta la mia vulnerabilità, il mio cedergli ancora una volta pur sapendo che non era certo me che si voleva sbattere su quel maledetto divano e darei non so cosa per avere in mano un maledettissimo telecomando per spegnere lo schermo del mio ricordo.
Per un istante posso toccare tutta l'intensa lucidità della mia follia omicida.
Poi il cuore smette di ballarmi in gola il battito piano piano si regolarizza di nuovo ed il flusso dei pensieri diventa più ragionevole.
Ricordo di aver letto da qualche parte che i pensieri, i nostri pensieri, sono cose .. il pensiero crea .. crea gli eventi che pensiamo … se è vero, io ho appena ucciso qualcuno.
Sean per la precisione.
Probabilmente non ho risparmiato neanche la cuginetta …
Che venissero a convincermi che la poverina non c'entra nulla.
Che ne potevo sapere? La bimba era insospettabile con quel suo partire per la grande mela alla ricerca dell'amore perduto.
Figurati! La sua grande passione non le ha impedito certo di fare la svenevole con Sean!
Il rancore ha qualcosa di diabolico e la mia voglia di ferire Vanessa in qualche modo, diventa incontrollabile e passo al setaccio tutte le informazioni che mi aveva rovesciato addosso al suo arrivo.
Sembrava un romanzetto rosa per casalinghe frustrate di altri tempi tutta questa sua storia con un certo …Gianni…. se non ricordo male. E' così che si chiama il suo grande amore.
Purtroppo all'epoca non avrei mai sospettato che i particolari di tutta quella vicenda mi sarebbero tornati utili e avevo ascoltato in maniera piuttosto svogliata, ma con sforzo e determinazione riesco a pescare dalla memoria pezzi di conversazioni e mi ricordo che mi ha parlato anche di un'altra tipa più grande di lei del suo stesso paesino in Italia che era fidanzata con questo Gianni e che a sua volta si era precipitata qui a cercarlo …
Non riesco a trovare il bandolo della matassa ancora ma odoro istintivamente che quella è l'autostrada per la mia vendetta.
Potrei cercare questo Gianni e renderle pan per focaccia oppure rintracciare questa tipa….
Le grandi città in questi frangenti non ti aiutano tutti potrebbero essere ovunque ma questa è New York e a New York tutto è possibile!
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  Salvo Zappulla il 16/02/08, 02:36 pm

Me la vedo spuntare alle otto di mattina, scarmigliata e con le occhiaie profonde. “Fanny!”. Per poco non mi butta giù la porta. “Posso entrare? “.
“Bene. Vedo che stai imparando le buone maniere. In genere aprivi senza chiedere permesso. Che ci fai a quest'ora? Sono ancora in pigiama”.
In pigiama? Stai invecchiando caro Sean, mi pare che ti piaceva dormire nudo. Nudo, come un verme!”.
“Uhmm...l'inizio non è niente male. Siamo nervosetti. Vieni in cucina, ti offro una tazza di latte caldo. Il caffè meglio evitarlo”.
“Perché in cucina? C'è qualcuno di là?”.
“Alle otto di mattina? Chi vuoi che ci sia?”.
“Magari l'ultima tua conquista, la stupidotta di turno venuta a riscaldare il tuo letto”.
“A chi ti riferisci in particolare?”.
“Lo sai bene, quella smorfiosetta che ti ho presentato, mia cugina, la finta gatta morta”.
“Ecco, cosa ti rode. Sei venuta a controllare? Non ti sei neanche truccata, le rughette rimangono indifese, mia cara. Non ci si presenta così dal grande Sean”.
“Stronzo!!! Pallone gonfiato! Ma chi ti credi di essere?”. Fanny perde le staffe e stavolta me lo tira davvero il portacenere. Mi becca sul petto, e mi è andata bene, è un oggetto pesante. Sarei tentato di mollarle due sberle ma mantengo una calma glaciale. “Vieni nello studio, ti faccio vedere la tua cara cugina”. Mi segue. Sta tentando di scusarsi, so che tra breve scoppierà in lacrime. Le donne, sembrano fatte con lo stampo. Sempre la solita solfa: crisi isteriche, scuse, piagnistei. Sollevo la tovaglia dalla tela. Il ritratto di Vanessa è uno splendore. Devo ancora ultimare gli ultimi ritocchi. “Guardala tua cugina, una delle modelle migliori che abbia mai avuto. Il mio interesse per lei è puramente artistico”.
“Ma...è ...nuda!”.
“Vuoi che ritragga vestita una tale bellezza? Sarebbe fare un affronto alla natura. Guarda che seni, piccoli, delicati, potrebbero entrare dentro una coppa di Champagne. E i capezzoli, due boccioli, due piccoli diamanti da stringere tra le dite”. Sfioro i capezzoli sulla tela con l'indice. Fanny sta per avere un'altra crisi di nervi.
“Vieni tesoro, so bene che tu sei molto meglio”. E' ridiventata docilissima e facciamo l'amore.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 20/02/08, 01:55 am

Toccava a me dimostrare chi fossi realmente. Sean mi chiese di posare nuda per lui in presenza di Amanda. E io non ebbi nulla da obiettare. Sapevo quanto Amanda sarebbe stata a disagio in quella situazione. Ci conoscevamo appena, perché mai avrebbe dovuto assistere alla mia esibizione senza provare una sorta di pudore e anche d'insofferenza? Era come se Sean volesse darle una lezione, dimostrarle che lei non aveva tutte le ragioni, per l'unico e valido motivo che ognuno fra i presenti avesse le proprie. E quel confronto forse l'avrebbe messa in soggezione, almeno per un po'.
Mi ero spogliata in fretta. E lo avevo fatto con una certa soddisfazione. Sapevo di avere dalla mia un notevole fisico. Tutto il resto in quel momento non contava più. Io ero lì, e sarei stata ritratta per i posteri. Ancora oggi quando osservo il primo dipinto con il quale Sean sperimentò la nuova tecnica della sua pittura sono fiera della giovane che ero. Quel dipinto fece uno strano giro del mondo prima di appartenere a me. Solo oggi posso dire che riconosco nell'abilità del suo autore un significato che supera il tratto sulla tela. C'è una magia oscura in quei lineamenti, quasi che Sean avesse visto la donna che sarei diventata, e che oggi realmente sono, come in una sorta di premonizione. Ma non fu soltanto un riferimento esteriore, era qualcosa che apparteneva all'essenza più vera del mio sguardo, ai miei occhi che sembravano, e ancora oggi lo testimoniano, guardare oltre la superficie. Parevano vagare, osservare, comunicare e allo stesso tempo tacere. E' ancora una grande emozione per me trovarmi dinanzi a quel ritratto.
Amanda osservava ogni mio movimento in silenzio. Sean si appoggiò al suo sgabello, indossava un paio di jeans aderenti che gli evidenziavano le gambe slanciate, rendendolo a me esageratamente desiderabile. Gli osservaì entrambe le mani e ne ricevetti una sottilissima e ininterrotta emozione. Erano magre, forti, nervose. Afferravano il pennello con presa decisa e sapiente. A guardarlo intuivo che non tutti avrebbero potuto impugnare quello strumento con pari passione e determinazione. Compresi che ne sarebbe venuta fuori un'opera d'arte qualunque fosse stata la modella a posare per lui. Decisi di lasciarmi andare al ritmo del suo respiro. Avrei sospeso i miei pensieri ed atteso che l'incanto si producesse. Ero cullata dall'atmosfera di quella stanza, dove ogni cosa pareva brillare sotto il fascio della luce della grande vetrata che affacciava sulla strada. Quell'aria era contagiosa, aveva avvolto tutti noi in uno stato irreale. Amanda era diventata gradualmente più docile, trasportata anche lei dal momento e dalla sua intensità. Il suo viso era luminoso e sereno. La sua espressione era cambiata rispetto ai momenti precedenti in casa sua. Stava decidendo di prendere parte all'energia riparatrice che volteggiava sopra i nostri corpi. Era rapita, anche lei, come me. Iniziò a pensare che quella fosse arte.
"Vorrei che ritraessi anche me" disse Amanda che si era lasciata trasportare dai suoi stessi passi fino a Sean, per restare in piedi dietro di lui. Sean non rispose, aveva lo sguardo immerso in mondi a noi inacessibili. Ruotò di qualche grado la testa e aggrottò un sopracciglio, ma non sembrò un rifiuto. Poi sorrise e riempì l'aria di note allegre. Stavamo bene in quelle ore. Non ricordo quanto tempo trascorse, dovette essere infinito ma fu un battito d'ali.
"Lo farò, se lo vuoi" rispose Sean.


Ultima modifica di vfoderaro il 20/02/08, 11:41 am, modificato 5 volte
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  velia mei il 20/02/08, 05:06 pm

Come ci sono arrivata davanti alla porta di Sean?
Mentre penso che devo assolutamente tornare sui miei passi mi guardo tempestare la sua porta di pugni.
E' troppo tardi ... un insolito Sean in pigiama è ormai lì davanti a me a spendere tutto il suo strafottente sarcasmo senza badare a spese.
L'adrenalina mi schizza al cervello ed io non sono più padrona delle mie azioni; vedo al rallenty un film che sicuramente non mi piacerà quando tornerò in me ma non posso farci niente sono spettatrice impotente e attrice posseduta allo stesso tempo
Il pesantissimo posacenere lo colpisce in pieno petto e ritorno in me bruscamente.
Ho uno smarrimento "avrei potuto ucciderlo" penso.
La fredda scintilla dell'odio ritorna a brillare più vivida che mai.
Lo shock fa crollare di botto tutta la mia tensione nervosa e una fredda lucidità si affaccia.
Lo seguo nello studio, lui parla gesticola non lo sento neanche. Lo guardo attraverso la mia fredda determinazione e intorno a me è tutto ovattato tranne
il suo bellissimo viso e lei ...
Scopre quella tela troppo in fretta, la fitta di rabbia colpisce troppo in fretta e contemporaneamente occhi e cuore.
Vanessa è lì e mi guarda in tutto il suo splendore testimonianza tangibile di arte talento e bellezza che si sono incontrati tra quei colori, si sono sfiorati si sono
mischiati si sono fusi ed ora sono lì sotto gli occhi di tutti ad urlare al mondo la magia di quei momenti intimi e allo stesso tempo sotto gli occhi di tutti coloro che li vorranno invidiare.
Perchè con me non è mai stato così?
Non ho bisogno di pensarci di ricordare guardo lo sguardo rapito di Vanessa e già so ... ma devo smettere fa troppo male!
Voglio anche io qualcosa da questo uomo e la voglio subito, dovrà essere qualcosa di tangibile qualcosa che non potrà essere negata 5 minuti dopo essere stata fatta, qualcosa che anche se non avrà l'eternità di quella tela durerà comunque per tanto tempo ....
E la voglio ora!
Sean che mi prende per mano, lo guardo felice assecondare il mio piano andiamo di là e con una nuova dolcezza facciamo l'amore .....
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Il racconto telematico

Messaggio  Amarinta il 20/02/08, 08:35 pm

Scopate, urla, tradimenti, dipinti. A ogni ora del giorno e della notte. Perfino le mie occhiaie sono andate a puttane. Tutto, in me, è esaurimento nervoso, rovina. Non funzionano neanche i tappi di cera. Forse dovrei tagliarmi direttamente le orecchie, anche se quello che imita Van Gogh è lui e non io.

Inutile, ormai Sean mi ricorda Ridge di "Beautiful"; manca solo qualche ritorno dalla tomba e sua madre che venga a trovarlo per ostacolare la squinzia di turno, e la scena è completa.

"Insomma, vuoi ritrarmi o no?"
"Se ti spogli, anche subito"

(Vecchio maiale che non sei altro)

"Io non mi spoglio. Non vado bene così?"
"No."
"Non trovi che la mia giacca di pelle sia estremamente coreografica?"
"No."
"Non trovi che sia oggettivamente molto gnocca?"
"Se ti spogli sì"

Ogni tanto Sean sa essere anche simpatico. E' un rimpiazzo comodo, un fantoccio di amico, buono per quando mi sento sola. Non lo avrei mai detto, ma quasi mi fa piacere quando le sue donnine allegre se ne vanno a piangere da qualche parte e posso raggiungerlo in casa. Non mi sono ancora spogliata per lui, per un suo ritratto. Sono brutta. Gianni è stato la mia unica occasione, e perfino lui ha scelto uomini che scopano cavalli sul palco a me. Però parliamo e un pò sto meglio.

La cosa bella di Sean è che mi racconta tutto. Non si fa problemi, è davvero convinto che io sia lesbica. Non mi crede capace di provare indignazione per tutte le cazzate che fa. Il che in effetti è vero, ma per un altro motivo: semplicemente, non mi importa delle sofferenze altrui. Ho sbattuto il naso sul muro della delusione abbastanza volte da fregarmene delle altre.
Ognuna per sè, e basta.

"Insomma, Sean, stai sempre a far rumore"
"Che vuoi che ti dica? Senza caos non respiro"

Sono quasi tentata di chiedere a Sean di aiutarmi con Gianni. Sean sembra sempre consapevole di quello che fa. Sicuro di sè. In fondo è anche una brava persona. Forse, forse lui sa dove cercarlo. Non so ancora se lo voglio. Gianni, dico. Non so se lo voglio. Vivo in un momento di stasi sentimentale. Non so più cosa voglio dalla mia intera esistenza, figuriamoci da un'altra persona. Per lui però ho attraversato l'oceano. Imparato una lingua nuova. Sopportato Sean e le sue beghe amorose. Qualcosa dovrò pur fare. Almeno vederlo un'ultima volta, dirgli addio e sapere che è un saluto definitivo. Mettere la parola fine sul mio cuore. Cicatrizzare le ferite. Ripartire dall'inizio. Spogliarmi dall'immagine della dura in giacca di pelle. Spogliarmi da questa voce mascolina e questi sguardi vuoti. Tornare me. Al diavolo tutti. Devo vederlo, trovarlo, cacciarlo, e riprendere a vivere.
Spiego tutto a Sean. Mezze parole, biascicate nel mio inglese stentato.
Lui mi fissa a bocca aperta.

"Non sei lesbica, allora?"
Reprimo l'istinto di trascinarlo fuori casa a calci scaraventarlo giù per la tromba delle scale. Con calma.
Stiamo calme con chi può aiutarci.
"Vuoi aiutarmi o no?"

Lui mi fissa. Indeciso. Altri problemi per una donna? Anzi. Peggio. Altri problemi per una donna che non gliela dà. Il conflitto interiore è evidente, ma alla fine accetta.
Sean è comunque un artista.
La vita lo incuriosisce, nonostante tutto.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  velia mei il 21/02/08, 02:51 pm

I saluti tra me e Sean dopo l'amore non sono mai all'altezza delle mie aspettative quindi mi rivesto frettolosamente, voglio andare via di qui con l'illusione che sia stato amore, amore come lo volevo io e non scopata come sicuramente lui l'ha intesa.
Non so neanche se mi sente uscire ….
Scendo per le scale frettolosa ed appagata, ho ancora il suo odore addosso e mi sento così avvolta che ritorno adolescente e giuro a me stessa che non mi laverò più per i prossimi mesi.
Urto inconsapevolmente una strana ragazza che sta salendo le scale e non posso fare a meno di notare la sua fredda e determinata mascolinità, la dura e sprezzante espressione di quegli occhi che da troppo tempo non riposano una nottata di fila.
E' così opposta alla mia sensuale femminilità di quel momento che mi viene spontaneo sorriderle per manifestarle un ingenuo tentativo di solidarietà, ma lei mi guarda senza vedermi e continua a salire gli scalini a due a due.
Mi fermo sul pianerottolo e abbracciandomi mi concedo di sognare ancora per pochi minuti, lì da sola, su quelle scale dove nessuno si può prendere gioco di me dove non c'è anima viva che mi può disilludere e complice di me stessa mi accarezzo il ventre.
Se solo fosse vero, se solo l'universo mi avesse fatto questo regalo.
Una forza interiore che non ho mai provato mi ributta giù per le scale dandomi la forza di affrontare il mondo esterno ma mentre sto scendendo mi accorgo che la strana ragazza sta bussando alla porta di Sean …
Tutto il mio senso di indipendenza e di forza va a farsi fottere in un attimo … un'altra?
Ma quanti sono questi mostri da combattere?
E pensare che mi aveva fatto anche tenerezza …
Risalgo le scale di corsa perdendo sempre più scalino dopo scalino quel meraviglioso senso di appagata gioia e sono nuovamente preda della mia incontrollabile gelosia.
Arrivo tardi è già entrata .. accosto l'orecchio alla porta di casa ma non riesco a sentire niente.
Non mi importa cosa stanno facendo lì dentro ora mi siedo qui e aspetto fino a quando non si riaprirà questa maledettissima porta ...
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 21/02/08, 06:45 pm

A ripensarci oggi quante cose cambierei di questa storia. A vent’anni pensai che tutto mi fosse dovuto e non mi resi conto del privilegio che mi sfiorava, posta di fronte a persone ed eventi straordinari, di passaggio sulla mia strada. Fanny era una di quelle persone o eventi straordinari e non me ne accorsi in tempo. Era una donna speciale e io mi ero messa a farle la guerra, povera me. Ero stata irrazionale e ingiusta, avrei voluto portarle via quello che aveva, nonostante lei mi avesse aperto le porte di casa e accolta nella sua vita per sollevarmi dalle mie preoccupazioni e proteggermi da una città crudele.
Mi augurava il suo bene e io invece volevo il suo male. Rivalità femminili, desiderio di emergere, rabbia, delusione, qualcosa che premeva da dentro per uscire e non pensare, ancora, non più. Avrei dovuto tenerci a Fanny, quasi sorella, aveva il mio sangue nelle vene. Eppure fu così, come l’ho raccontato: ero in gara con lei e volevo correre più veloce, sorpassarla e afferrare a piene mani il suo trofeo, sottraendolo da sotto il suo naso. Il suo trofeo era Sean e l’amore per la pittura che avevano costruito insieme. Sean era un uomo adulto e troppo maturo per me. Compresi subito che avrei potuto farlo impazzire e renderlo duttile. Avrebbe smesso di correre dietro a tutte le donne che incontrava, avrebbe desiderato con tutte le sue forze di accontentarsi di me. Ne ero certa. E fu così. Fanny nel frattempo era piegata in due da quell’amore mal riposto e non ricambiato. La osservavo distruggersi lentamente come in un indolente avvelenamento. Diveniva ogni giorno più spenta, il suo sguardo era mesto, la sua risata risuonava muta. Era penosa. Eppure combatteva.
La notte rincasava tardissimo, non parlava e nemmeno mangiava. Il suo gatto stava diventando rinsecchito quanto lei, finché non decisi di prendermi cura di lui. Gli avrei tolto anche lui, Artù. E anche adesso che ricordo quei giorni difficili e odiosi, mi domando perché la vita ci chiede di sacrificare le cose più belle in nome di una lezione da apprendere. E anche adesso non ho una risposta.
Il cifotono squillò all’improvviso. Erano le quattro di notte. Fanny rincasò. Capii subito che aveva bevuto un bicchiere di troppo.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  Salvo Zappulla il 21/02/08, 08:27 pm

Vanessa mi ha telefonato allarmata, dice che sua cugina sta malissimo, forse occorre trasportarla in ospedale. Mi precipito, non so ancora bene se per la malata o perchè la voce della ragazzina è una voce di sirena irresistibile. "Fanny! Dio mio, non ti reggi in piedi!". Barcolla. Sta per cadere. Mi avvio a sorreggerla. Rifiuta il mio braccio, mi scosta deciso. "Non mi toccate. Soprattutto tu, vipera. Tu sei una vipera! Una maledetta vipera! Mi sono messa una serpe in casa". La prendo di forza e la stiro sul divano. "Vai a prendere un panno bagnato". La ragazzina esegue e mentre si allontana non posso fare a meno di distogliere lo sguardo dal suo culetto acerbo. Cazzo, ha un pigiama aderentissimo! Le sue curve risaltano sinuose. Fanny continua a gemere. Mi rendo conto che potrei anche lasciarla morire se Vanessa mi chiedesse di andare di là, nella sua camera da letto. Ritorna con il panno bagnato. Lo adagio a Fanny sulla fronte. Puzza di liquore come uno scaricatore di porto. Mi dispiace vederla ridotta in questa maniera, mi dispiace sapere che io in qualche modo c'entro con le sue angosce. Vanessa mi è accanto, si strofina addosso a me, sento il profumo del suo corpo caldo. Sarei tentato di infilare il panno dentro la bocca di Fanny e lasciarla soffocare, liberarmi della sua ingombrante presenza, afferrare la cerbiatta per le spalle e stendere lei sul divano, fino a farla morire d'amore. Sono un pazzo, un pervertito. E' lei che mi sta riducendo così, con la sua finta innocenza o per il fatto di non averla ancora posseduta. Lo fa di proposito ad appoggiarmi sulla spalla i suoi boccioli di rosa. Fanny apre gli occhi. "Sean, che ci fai a casa mia?".
"Mi ha chiamato tua cugina, mi ha raccontato in che stato eri ridotta. Ti ha dato di volta il cervello?" Mi fa pena. Mi prende la mano e piange come una fontanella. "Perchè l'hai ritratta nuda? Eh, perchè? Immagino non ti sarai fermato solo al ritratto. Lurido maiale!".
"Smettila."
"Dipingi me, ti prego Sean. Un tempo non facevi che cercarmi".
"Ti ho detto di smetterla! Cazzo, sei diventata isterica. Detesto vedere una donna ubriaca".
Continua a piagnucolare. "Cos'ha lei più di me? Eh? Dimmelo!" Improvvisamente si tira su la maglietta e rimane a seno scoperto. Rimango di stucco.
"Copriti per favore".
"No! Un tempo queste tette ti facevano impazzire, ora volgi lo sguardo".
Sì, volgo lo sguardo e ciò che vedo dall'altra parte è un'altra scena da quintali di adrenalina. Anche Vanessa si sta sbottonando la camicia...
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 21/02/08, 10:46 pm

Guardai l'orologio, segnava le quattro e cinque minuti. Il trillo del citofono aveva rimbombato dalla strada che a sua volta era circondata da un'oscurità nuova e quieta. Fu per questo che il suono della voce di Fanny era amplificato e mi giunse senza equivoci.
"Ehi, dico a te, apri. Fa' presto, mi si stanno congelando viso, mani, cuore e budella". Aveva una voce in falsetto e l'ultima parola fu inequivocabilmente strascicata e ridicola. La doppia elle per un ubriaco è un'impresa impossibile.
Aprii con un gesto secco, imperturbabile, indifferente. Ero consapevole che quella notte non sarebbe stata una notte qualsiasi. Attesi sul pianerottolo che Fanny comparisse dalla porta dell'ascensore per tutto il tempo che ci sarebbe voluto, e anche più. Ma di lei nemmeno l'ombra. Non ero contenta di essere stata spinta giù dal letto, ma le dovevo un minimo di umanità. Decisi di scendere in strada per controllare cosa le fosse accaduto. Con la calma e la tranquillità della mia indifferenza chiamai l'ascensore e attesi. La spia rossa segnalava occupato.
"Porco cane. Sono stanca!" urlai stizzita mentre mi avviavo giù per le scale. Scesi gli otto piani che mi dividevano da quello terreno e contai ogni scalino, tanto per non annoiarmi. Non ero preoccupata, anzi avrei preferito trovarla svenuta, così non avrei dovuto neanche sprecare fiato né guardarla negli occhi. Fu così che la trovai. Se ne stava distesa nell'abitacolo del piccolo ascensore con le gambe incrociate l'una sull'altra ad impedirne la chiusura automatica, con la testa rovesciata all'indietro. Solo in quel preciso momento capii che avevo bisogno di aiuto. Con un rapido gesto tirai dentro il piccolo vano quelle gambe e spinsi l'ottavo pulsante di acciaio. La guardavo, pensai che era proprio ridotta male. Avvertii un grande disprezzo insieme alla rabbia. Se avessi potuto l'avrei lasciata lì tutta la notte, così il giorno seguente avrebbe provato vergogna. Sì, vergogna. Il campanello indicò che eravamo al piano, mi curvai per afferrarla dai piedi e la trascinai in casa. Ero disperata. Non sapevo cosa fare. Non mi era mai capitato di avere a che fare con un'alcolizzata. E chi avrei chiamato a quell'ora con il mio inglese stentato? Cercai disperatamente in ogni cassetto dal quale estraevo con stizza ogni oggetto, cercavo un'agenda, un elenco, un numero di telefono: il suo numero. Morris, morris, morris. Finalmente lo trovai, era da sempre sotto gli occhi. Campeggiava in cucina, sulla lavagnetta sopra il frigo, marchiato da un pennarello indelebile rosa, molto artistico!
"Please, Sean. Help me! She is drunk! ... feels very bad" non sapevo come mi fu possibile pronunciare quella frase, ma lui, che rispose al secondo squillo, capì subito e disse con tono controllato, di chi già sapeva, che sarebbe corso immediatamente. Il resto di quell'attesa lo trascorsi sul divano letto, senza reazioni.
Quando Sean entrò nell'appartamento di Fanny mi sembrò che i minuti avevano ripreso a girare. Portò con sé tanta forza e vigore da restituirmi il sorriso. Non mi importava nulla che lei stesse lì mezza morta. La trovò così come l'avevo lasciata, sul pavimento che tentava di mettersi in piedi. Inspiegabilmente Fanny si alzò e accorgendosi di Sean prese ad urlargli contro, piangeva, stava male e barcollava. Io avevo solo in mente Sean, volevo usare anche quell'occasione per sfiorarlo, per avvicinarlo. Lo guardai intensamente, mentre lei era presa dalle sue crisi. Sean mi restituì quell'occhiata con il suo sguardo di fuoco. Ero preda e allo stesso tempo cacciatrice, ero fiamma e allo stesso tempo la brace. Quella notte non sarebbe stata una notte qualunque.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  velia mei il 22/02/08, 01:40 pm

"Dammene un altro!"
Che faccia da moralista idiota questo barista.
Mi guarda comprensivo e mi chiede "Sei sicura?"
Sei un barista … fai il barista cazzo non fare domande!
Se avessi voluto uno psicologo non sarei certo venuta qui non credi?.
"Sai che c'è?" rispondo strafottente "Dammi tutta la stramaledettissima bottiglia e facciamola finita. Vado a bere fuori di qui così risparmi quelle espressioni da cerbiatto ferito per qualcun'altra ok?"
Esco barcollando per la strada l'alcool si agita nel mio stomaco che non vede cibo ormai da troppe ore provocandomi vampate di calore e ad ogni vampata mi tolgo qualcosa di dosso.
Non mi ricordo se fumo oppure no ma se incontro qualcuno in questa fottutissima strada di questa fottutissima città mi faccio offrire una sigaretta.
Ogni volta che un barlume di lucidità si affaccia porto la bottiglia alla bocca grata a quel bruciore che annuncia altri attimi di tregua a questo povero cervello che ultimamente non ha fatto altro che pensare e chiedersi e analizzare e giustificare e sperare … andate tutti a quel paese!!
Nonostante la mia determinazione la vita notturna newyorkese mi mette a dura prova e mi trascino verso casa.
L'istinto di sopravvivenza mi accompagna fino davanti al mio portone e mi aiuta anche a suonare il citofono …
Chissà se la sgualdrinella è in casa non ce la farei mai ad infilare la chiave nella toppa.
Uno BZZZZZZZZZZZZZZZZZ prolungato che mi massacra la testa mi da modo di entrare.
Pper fortuna l'ascensore è al piano apro la porta e tutto comincia a girare vorticosamente ….
"Chi è che mi sta mettendo le mani addosso?"
Cerco di diradare, non senza sforzo, la nebbia ovattata nel cervello. Per un attimo sono convinta di essere ancora per la strada e mi spavento ma la realtà è peggiore della fantasia e la faccia di Sean prende forma tra i fumi dell'alcool.
Cerco istintivamente la bottiglia e mi agito per liberarmi dalla sua stretta, lo sforzo mi fa riemergere dagli abissi dell'incoscienza e come sempre quello che vedo non mi piace.
Come sempre dico e faccio cose che non vorrei dire e fare e odio questi due esseri che non mi permettono di vivere e non mi lasciano neanche morire.
Non voglio più umiliarmi così non voglio più subire la presenza di questi due che si cercano in continuazione con lo sguardo che si sfiorano che non hanno la decenza di pensare a qualcos'altro neanche per un istante.
Vedo l'aria da pervertito di Sean che segue Vanessa ed il suo attillatissimo pigiama senza perderli di vista mai mentre fa finta di mettermi un panno bagnato sulla fronte.
E' troppo! Sono stremata e finalmente mi lascio andare, l'ultima immagine è quella di un pesantissimo portacenere che colpendo Sean nel petto gli spappola il cuore.
Questa non sarà una notte qualunque …
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  Salvo Zappulla il 25/02/08, 01:08 pm

Via anche l'ultimo bottone, Vanessa si sfila la camicia. No, stanotte non sarà una notte qualunque. La ragazzina si avvicina a Fanny, la scuote violentemente, la schiaffeggia sul viso. “Rimettiti in sesto ubriacona, ho bisogno di comunicare con Sean, fammi da interprete. Fanny si accorge della sua camicetta aperta e sprizza odio da tutti i pori. “No!”.
Traduci le mie parole a Sean, altrimenti ti strozzo. Dai cuginetta, dobbiamo fare un gioco, vedrai piacerà anche a te”.
Fanny acconsente, suo malgrado.
Rimango zitto ad osservare. Non l'immaginavo intraprendente fino a questo punto. La tensione è altissima. Ora è lei che conduce il gioco. “Quanti anni hai Sean?”.
Interroga Fanny con lo sguardo. Lei mormora a denti stretti. “Vuole sapere quanti anni hai”.
“Quarantasette”.
“Come mio padre. Sai che io ne ho solo venti?”.
“Cosa vorresti alludere, ragazzina?”.
“Niente. Hai la stessa età di mio padre”.
“Se fossi tuo padre ti riempirei di sculacciate”.
Ride maliziosa. “Mi piacerebbe farmi sculacciare da te, Sean”.
Fanny, scuote la testa. “No, questo non lo traduco!”.
Vanessa le stringe la gola. “Sbrigati!”.
“Dice che le piacerebbe farsi sculacciare da te, la puttana!”.
Vanessa ormai ha in pugno la cugina, che è in uno stato pietoso. “Ho voglia di danzare per te Sean. Sai che ho studiato danza? Mi piace danzare nuda, completamente nuda. La danza è liberazione dei sensi, libertà, rito propiziatorio, alchimia. I vestiti sono d'impiccio. Non ti dispiace vero?”.
“Cosa?”
“Che danzi nuda per te”.
“No, non mi dispiace”.
“Cosa dice?” Vanessa è un vulcano. Fanny fa pena in quel momento. “Dice che non gli dispiace. Vaffanculo!”.
Fatico ad inghiottire la saliva. Provo ad alzarmi per andarle incontro. Mi punta il dito sul petto ed io stranamente mi lascio intimidire. “Fermo Sean! Stasera danzerò per te e sarà un regalo straordinario. Stanotte non è una notte qualunque”.
Sprofondo sul divano.
“Sai che non sono mai stata con un uomo, Sean?”.
Fanny biascica le parole: “E' vergine. Non le credere Sean. Sta dicendo un mucchio di cazzate per farti eccitare”.
Cazzo! E' vergine. Roba da infarto! Stanotte coglierò un frutto dolcissimo. No, stanotte non è una notte qualunque.
Vanessa porge una tazza di camomilla alla cugina, vedo che scioglie una bustina prima di costringerla a bere. Sicuramente le sta dando un sedativo per farla addormentare, infatti sprofonda immediatamente nel mondo dei sogni, popolato da incubi e folletti maligni. E' pesante il fardello della sbornia. Vanessa mi strizza l'occhio: “Dorme “.
Annuisco. “Brutta figlia di...”.
Vanessa spegne le luci e rimaniamo completamente al buio. Poi accende una candela sopra il tavolo. Inizia un gioco di luci e di ombre. La mia eccitazione è a mille. Nell'aria si sparge profumo di incenso. Inserisce un cd nello stereo e ascolto note soavi: musica celtica. Vanessa si sfila i pantaloni del piagiama, gli slip, si toglie le scarpe. Io nel divano fatico a trattenermi. Continua il suo gioco perverso. Volteggia nell'aria, ha la leggerezza di una gazzella; si dimena furiosa, ora rallenta la sua cadenza, muove i fianchi sensuale. Vado in estasi. Rimango incollato al divano come un idiota, catturato dalla sua tela. E' nuda, completamente nuda. Piroetta nell'aria come una libellula impazzita, esegue una spaccata dinanzi a me. Il suo corpo gronda sudore. Poi si avvicina allo stereo e cambia cd. Sento la voce calda di Frank Sinatra. Vanessa mi tende il braccio: “Balliamo questo lento, Sean?”.

[url= http://it.youtube.com/watch?v=Uweq4_K5sTc&feature=related]
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 26/02/08, 01:41 am

Quello che seguì in quelle ore farneticanti è oggi un alternarsi di ricordi e suggestioni nella mia mente. In una sorta di realtà fantastica mescolata al sogno mi tornano alla memoria il desiderio e la frenesia di quei momenti. Tentai ogni mezzo pur di attrarre quell'uomo, pur di piacergli dannatamente. Era lì, immobile in balìa dei miei gesti. Fanny era incapace di difendersi dal mio piano diabolico. Prigioniera e vittima della sua stessa debolezza aveva scelto di addormentarsi e a me era bastato mescolare un leggero sonnifero nella sua camomilla per rendere meno pietosa quell'uscita di scena. Eravamo rimasti soli, finalmente io e lui. Lo avevo invitato a ballare con me, come fece la prima volta che ci eravamo incontrati nel suo laboratorio. Avevo ripensato mille volte a quella scena e non ero riuscita a immaginare altro che il momento in cui mi sarei ritrovata ancora in quella atmosfera, persa nella sua stretta a respirarne il profumo, ad ascoltare il battito del suo cuore. Avevo osato tutto quella notte. Avevo persino danzato per lui, una quasi donna travestita da primitiva per propiziare con la sua danza un corteggiamento d'amore. Volevo che quella fosse una notte speciale, unica e insuperabile. Eravamo al buio, solo il tremore di una candela rendeva possibile l'orientamento nel soggiorno di casa di Fanny.
"Aspettami qui. Non ti muovere!" riuscii a dirgli e soprattutto a farmi capire. Entrai nello studio dove erano sistemati i miei vestiti e le scarpe, accesi la luce e richiusi la porta. Il mio abito rosso di paillettes era sistemato con cura sulla stampella. Lo tirai giù e lo indossai. Le scarpe nere più belle che avessi erano ancora nella scatola del negozio. Le calzai, salendo di qualche centimetro, e mi sentii irresistibile. Un colpo di spazzola, un trucco leggero, e un rossetto di fuoco furono il mio ultimo tocco strategico. Ero pronta per fare girare il mondo sotto i miei piedi.
"Sean, andiamo! Andiamo a ballare. Ho voglia di musica".


http://it.youtube.com/watch?v=FWSobRjebkk&feature=related
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Il racconto telematico

Messaggio  Amarinta il 26/02/08, 02:19 pm

Ascolto il racconto di Sean con gli occhi spalancati. Se non avessi una pseudo-immagine da difendere, anche la bocca sarebbe spalancata. Manco una bambina di quattro anni cui hanno appena detto che Babbo Natale non esiste, anche se il racconto di Sean è mille volte più interessante. Siamo nella sua cucina da artista, a bere un caffè. O meglio, lui sta bevendo il caffè, beandosi della suspense che ha creato, voglioso mille volte di tenermi sulle spine. Pure cantastorie, adesso.

"Cioè" balbetto, durante la sua infinita pausa "lei si è spogliata, così"

Annuisce. Quanti minuti può durare un sorso di caffè?

"Lei si è spogliata e ha fatto una spaccata? Proprio una spaccata?"

Allora si decide a staccare le labbra da quella tazza senza fondo, e mi guarda infastidito. Apparentemente infastidito. In realtà, lo so, se la sta godendo un mondo. Io, invece, sono puro shock. Immagino una donna nuda intenta a fare una spaccata.

"E non le sei saltato addosso? Che razza di marpione sei?"
"Non sono un marpione, Mandy!" lui e questo nuovo nomignolo che si è inventato, mi farà uscire dai gangheri.
"No, eh?"
"E comunque non eri lì, non puoi capire"
"No, spiegami"
"Era... era, Mandy, era straordinaria. Anche perchè poi dopo è andata a mettersi un vestito, e... " lascia perdere quell'aria sarcastica e schietta da Sean, e qualcosa riempie i suoi occhi man mano che racconta. Una luce strana, un passaggio ancestrale verso l'anima. Qualcosa che avevo anche io, un tempo. Cazzo. Non sarò certo io a dirlo a Sean, ma è perso per Vanessa. Così come Gianni si era perso per Vanessa. Anche lui aveva avuto quegli occhi.
Oddio, Gianni. Il solo pensarlo mi colma le costole di artigli affilati. Pensieri come morsi velenosi che mi afferrano per la gola. Gianni. Il suo nome ristagna sulla mia lingua. Quanto tempo che non penso a lui, e forse l'ho fatto per salvarmi la mente. Troppi pensieri mi faranno male. Se penso che ho avuto come rivale Vanessa. Se penso che Gianni ha avuto lo stesso sguardo di Sean. Piangerei, se sapessi farlo. Come ho potuto pensare di mettermi contro Vanessa? La giovane e bella Vanessa, che fa le spaccate nuda. Avrei dovuto immaginarlo. Uno come Gianni, che si appassiona per spettacoli teatrali dove la gente copula con i cavalli - non riuscirò mai a togliermi dalla mente 'Equus', mai - non poteva non innamorarsi di Vanessa.
Se Gianni ora ci vedesse, sceglierebbe comunque lei. Ha qualcosa che io non ho. E non è la giovinezza, o l'intelligenza, o la bellezza. C'è qualcosa, nel suo sguardo, che fa cadere tutti annientati. Un'aura magica.
Forse dovrei arrendermi. Andare al lavoro ed essere contenta di giocare con i cani. Stendermi sul letto, la sera, ed essere felice di poter ascoltare gli AC/DC. Dimenticarlo. Non tornare in Italia. Ricominciare da zero, qui. Rinunciare all'amore una volta per tutte; salvarmi.

"Stai bene, Mandy?" mi chiede Sean, improvvisamente. Non ho neanche voglia di arrabbiarmi per come ha deciso il mio nuovo nome.
"Sto bene" borbotto, e stavolta sono io a tuffarmi in un caffè ormai gelido "Continua a raccontare, Sean"

Continua a raccontare, Sean, fammi divertire. Mi stai facendo venire una bella idea.

AC/DC Back in Black
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  velia mei il 26/02/08, 07:24 pm

Passeggio nervosamente sotto casa di Sean mentre mille spade mi trafiggono il cervello.
La mia testa è una caverna vuota dove anche il più piccolo rumore ha un'eco pazzesca, quella terribile doccia gelata non è certo servita a schiarirmi le idee.
Non è la prima volta che bevo e probabilmente non sarà neanche l'ultima, visto l'andazzo che ha preso la mia vita, ma questo post-sbornia ha qualcosa di strano.
Mi riprometto di guardare la composizione del farmaco per l'emicrania ingurgitato al volo prima di uscire, non sarà che c'è qualche sostanza strana?
Non sono incazzata come vorrei e la cosa mi stupisce.
Se penso che non ho detto neanche mezza parolaccia a Vanessa stamattina all'alba quando è rientrata, fasciata di lustrini rossi e raggiante nonostante l'ora, mi rendo conto che nel mio stato d'animo c'è qualcosa che non torna.
Passanti frettolosi, freschi e riposati, mi sfiorano con lo sguardo impietosito lasciandosi indietro scie di profumo da perbenisti sdocciati di fresco.
E' evidente che nonostante i miei tentativi di restauro, il mio aspetto non deve essere dei migliori.
Chissenefrega! Non sono qui per fare la modella, non più.
Una valanga di ricordi mi travolge subdola e prepotente lasciandomi senza fiato, sono ancora in apnea quando vedo Sean che esce gesticolando dal palazzo, seguito da quella strana ragazza che avevo urtato per le scale.
Lui ha quel suo tipico atteggiamento di quando racconta qualcosa che lo ha particolarmente eccitato, lei lo scruta quasi a volerlo studiare, intenta, come se non potesse perdersi neanche una sola parola.
Rimangono ancora un attimo davanti al portone e poi si salutano prendendo direzioni opposte.
Lei si incammina verso di me, dalla posizione in cui mi trovo posso osservarla con attenzione e mentre la guardo, la morsa che attanaglia il mio cuore molla per un momento la sua presa ed allora capisco …..
Quella donna non è innamorata di Sean, di questo sono assolutamente certa!
Mi supera ignara con quella sua aria assorta e quel suo incedere sfrontato e deciso ed io, come se fosse la cosa più naturale del mondo, prendo a seguirla mantenendomi a pochi metri di distanza.
Senza perderla mai di vista le vado dietro automaticamente rituffandomi nel flusso dei miei pensieri.
Improvvisamente mi rendo conto che siamo sotto casa mia.
Guardo quell'estranea scorrere con l'indice i nomi sul citofono del mio palazzo, la mia vita sta diventando davvero bizzarra!!
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Il racconto telematico

Messaggio  Amarinta il 26/02/08, 08:16 pm

"E dov'è che vai, Sean?"
"Segreto... segreto" canticchia lui, accennando un passo alla Frank Sinatra.

Vanessa gli fa anche troppo bene. Ha un umore nuovo e gioviale. Perfino le urla in casa sua si sono placate. Peccato che, con tutto il tempo passato a correrle dietro, abbia smesso perfino di dipingere. Dell'artista gli è rimasto solo l'atteggiamento. Forse è solo una fase temporanea, come succede per gli adolescenti. Ma Sean non è un adolescente. Potrebbe anche non passargli.

"Tu, invece, dove vai?" chiede, quando cerco di allontanarmi.
Mi limito a scrollare le spalle. Faccio la vaga. Devo esserlo.

"Niente" dico, giocherellando con la cerniera della giacca di pelle "vado a fare un giro, è una bella giornata, e dovrò aspettare un pò prima di andare al lavoro"
"Ma se sta per mettersi a piovere!"
"Appunto. Strade solitarie, aria di pioggia. Cosa posso chiedere di più dalla vita?"

E lui scoppia a ridere. Una frase così tipica di me. Sono bravissima ad interpretarmi, una vera artista. Anche io, nel mio genere, me la cavo. L'unica differenza con Sean, è che non dò a vedere nessuna delle mie doti nascoste. Sono un'anima silenziosa.

"Brava, brava. Beh, good luck, Mandy" dice, uomo pavone e felice.

Si allontana fischiettando. Io vado nella direzione opposta alla sua. Se solo sapesse, se solo mi vedesse. Odierebbe la sua Mandy, la finta lesbica, la vicina di casa pazzoide. Oppure l'ammirerebbe, nonostante tutto, per aver fatto qualcosa di spericolato e folle - a modo suo.
Non mi aspetto giustificazioni o condanne. Niente del genere. Non mi aggrappo alla complicità femminile, nè al romanticismo. E non ho la minima intenzione di lasciarmi andare all'invidia. O al rancore. Quasi non lo faccio neanche per Gianni. Lui, in questo momento, è fuori dai miei pensieri. Sono incredibilmente concentrata. Lucida.
Non mi illudo di essere nel giusto.
Lo faccio per pura e semplice cattiveria.

"Cerca qualcuno?" chiede una voce.

Quando mi volto, capisco che il caso è beffardo. Eccola qui. Sono al suo portone di casa, non ho neanche bussato, ed eccola qui, in carne ed ossa. Occhiaie dopo sbronza. Delirium Tremens passato che ancora le si disegna sulla pelle. Da qualche parte deve essere stata una bella donna, ma in questo momento vedo solo rabbia coperta da una patina di gentilezza convenzionale. Due donne non più giovani. Deluse dagli uomini. Un tempo belle. Forti di quello che la vita ci ha tolto. E incazzate nere.

"Fanny?" chiedo, giusto per gentilezza. Ma già so che è lei. La nostra comprensione è nata in uno sguardo. Ripeto, non è complicità femminile. Questa è complicità di diavoli che fanno anche i coperchi.
Lei annuisce.
"Vorrei scambiare due chiacchiere con lei" dico "abbiamo un problema in comune. Forse in comune possiamo risolverlo"

E lei sorride. Da qualche parte, nel mondo, poteri da strega ci vengono donati.
Per una dolce ed esplosiva vendetta.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  Salvo Zappulla il 26/02/08, 08:59 pm

"Mandy! Offrimi una sigaretta, ho finito le mie". Torno indietro e la prendo sottobraccio. Sono sicuro che stava andando da Fanny per saperne di più. E' curiosa come una scimmia. "Dai, tienimi compagnia, ho voglia di fare quattro passi".
"Ok, ma tu mi racconti come è finita la serata con la ragazzina. C'è stata? Dai, tira fuori. Non riuscirò mai a credere che il grande Sean si sia lasciato sfuggire un così prelibato bocconcino" Mi stringe il braccio. "Te la sei fatta? E dillo, cazzo!".
"Ti ho mai detto quanto sei noiosa, Mandy? Oh, lo so che non ti piace essere chiamata Mandy, vero Mandy? Soprattutto quando insisti a occuparti delle cose che non ti riguardano".
"Sì, ma la ragazzina te la sei fatta, mi ci giocherei le tette".
Le guardo le tette. "Lascia perdere, non credo sarebbe una gran perdita. A chi vuoi che potrebbero interessare". Mandy assume un'espressione delusa. "Va be', ti racconto come si è conclusa la serata".
Si illumina di immenso. Chissà perchè gode tanto a fare da spettatrice nella vita. C'è gente che vive, ed altri che si accomodano sulla poltrona ad assistere. "Siamo andati in discoteca, come voleva lei. In quel momento desideravo soltanto esaudire ogni suo desiderio".
"A piedi?".
"In taxi".
"E in macchina non le hai fatto niente?".
"Cristo! C'era l'autista".
"Maddai, eravate seduti dietro, da soli, c'è il separè. Ma ti sei proprio rincoglionito, Sean? Non è da te questo comportamento".
Ma va, è solo una mocciosetta".
"Mocciosetta? Però ti ha fatto la spaccata. Nuda. Chiamala mocciosetta!".
Mandy, mi hai stancato, mi stai facendo venire una forma di rigetto nei confronti del genere femminile. Ti saluto, procedo da solo". La mollo in mezzo alla strada.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 26/02/08, 10:28 pm

Eravamo pronti ad uscire di casa senza curarci affatto di Fanny. Era di là che dormiva e non importava a nessuno di sapere se avesse bisogno di cure. Soffiai sulla candela, strinsi forte lo stoppino tra le dita per accertarmi che quella fiammella che era stata tanto esile quanto suggestiva nell'oscurità si spegnesse definitivamente. Sean era in piedi, dietro di me e restò in silenzio. Lo presi per una mano e lo trascinai fuori. Mi voltai e con lo sguardo spavaldo gli sorrisi, per dargli ad intendere che lontano da lì per lui ci sarebbe stato un finale sorprendente. Volevo farlo divertire, gli avrei levato di dosso quel tono grave da uomo troppo sicuro di sé. Avrebbe smesso i panni dell'artista acclamato e sarebbe tornato sui suoi passi. Per quella notte sarebbe stato un uomo semplice, scostato dai riflessi del successo che costantemente gli balenavano dentro gli occhi. Se avesse ritrovato, per una notte soltanto, quella sobrietà si sarebbe alleggerito da una pesantezza che lo stava stritolando. Volevo essere io la valida ragione che giustificasse questo ritorno. Mi levai le scarpe che erano troppo alte per permettermi di correre a piedi per le scale, quelle stesse, identiche scale che avevo già ridisceso decine di volte.
"Corriamo Sean. Dai prendiamoci quel che rimane di questa magica notte. It's a magic night, tonight!"
Non rispose a parole, mi afferrò per un fianco e mi sollevò di peso da terra. Aveva una forza incredibile. E prese a correre giù per quella rampa con me sotto al braccio. Era eccitante quel gioco infantile che non temeva la precarietà della sua presa. Provavo una grande vertigine eppure ridevo senza sosta. L'ultima fila di scalini fu quella fatale. Sean mise un piede storto e fummo entrambi per terra, dove la moquette, morbida e spessa, attutì il colpo di una brutta caduta. Allungò la mano a proteggermi il capo, poi mi fu addosso e prese a baciarmi impetuoso sul collo. Avvertii un dolore acuto nel gomito che aumentò la mia ebbrezza. Mi aveva immobilizzata con il suo peso e non potevo sottrarmi. Mi sfiorò il seno e cercò un varco sotto il mio vestito. Un fremito mi percorse il corpo, correndo sulla pelle fino alle tempie. Non lì, non era quello il luogo adatto per le nostre intimità, anche se questo desiderio mi accompagnava dal giorno in cui avevo posato nuda per lui. Lo guardai implorante. Io non potevo spiegare a parole ma lui poteva capire. Sgranai gli occhi e smisi di respirare. Sean balzò in piedi e divenne scuro in volto. Fu allora che sgattaiolai fuori dal portone. E ridevo, ridevo fino a esaurire il mio fiato. Mi raggiunse, mi circondò il viso con le mani grandi e accarezzò la mia bocca con la sua. Stavo per svenire sul serio. Rinfilai le mie scarpe che ero stata attenta a non fare scivolare via dalla mia stretta e urlai in direzione della strada "Taxiiii...!!!". Balzavo in ogni lato, come una giocatrice di basket. La femminililtà del mio abbigliamento non bastò a trattenermi dalla mia vera natura da atleta. Sean aveva assunto l'aspetto di un adolescente. Nonostante il mio rifiuto, dava l'impressione di chi da troppo tempo, ormai lontano dagli schiamazzi notturni, aveva voglia di riprendere i giochi dimenticati dei ragazzi. E io, che non l'avrei respinto ancora, stavo solo cercando di prolungare la nostra attesa.
L'auto gialla accostò al marciapiede. Il suo conducente stava ultimando un ricco spuntino. Ci sedemmo respinti da una nuvola ostile di cipolla fritta. Quell'odore mi avrebbe ricordato per sempre New York, insieme al freddo pungente di quella notte oramai divenuta mattina.
"Allo Studio 54. 254 Ovest, Cinquantaquattresima Strada, tra Settima e Ottava Avenue", gli urlò Sean che non conteneva più il suo entusiasmo.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  Salvo Zappulla il 27/02/08, 01:34 pm

Mandy mi ha rotto le palle con la sua curiosità morbosa. Ha voluto sapere cosa è successo ieri sera, se il grande Sean ha aggiunto un'altra preda alla sua collezione. Che imbecille! Il grande Sean rimane il grande Sean, anche se per la prima volta in vita sua si è innamorato come un collegiale alla prima esperienza amorosa. Ci sono momenti nella vita che appartengono solo a noi e a chi li ha condivisi con noi, non si possono raccontare. Io e lei siamo diventati sangue e materia della stessa carne, sudore dello stesso corpo. La piccola Vanessa col suo modo di fare, con la sua maniera di provocarmi e poi ritrarsi, mi sta annichilendo. Ripenso a quando sono inciampato giù per le scale: il mio primo pensiero è stato quello di ripararle la nuca con la mano. Il mio primo pensiero è stato salvaguardare la sua incolumità, più che la mia. Come potrei fare a meno della sua frizzante risata? Del suo sguardo di bambina ribelle? Del suo giocare fingendo innocenza? Vanessa mi appartiene. E' mia, per sempre. Quando le sono caduto sopra, i miei sensi hanno scavalcato ogni barriera, l'ho baciata con trasporto sul collo, poi giù sui seni acerbi. La mia mano l'ha cercata, frugata, sul sesso ancora inesplorato. I suoi gemiti mi hanno dato una carica indescrivibile. Poi l'ho sentita irrigidirsi, il suo respiro è cessato. In quel momento ho conosciuto la paura. La paura di perdere il bene più prezioso che la vita mi stia regalando. Piccola strega! Ne ha approfittato per rialzarsi e rimettersi a posto la veste. Con un'altra avrei perso le staffe, l'avrei mandata a farsi fottere. Ma lei è Venessa, la mia piccola Vanessa, la libellula che si è impadronita della mia anima. Ho riso della sua trovata bambinesca e ho pensato che la notte è ancora lunga. Non è una notte qualunque e lei mi appartiene. Quel fiore da cogliere è il mio, tutto già scritto nelle stelle. Ho sorriso sornione pensando che mancano molte ore all'alba.
Studio 54, Cinquantaquattresima Strada a Manhattan, il mio tempio, il mio regno. L'alcova dove il grande Sean non concede sconti. Ho posseduto le donne più belle in quel posto, attrici famose e dive dello spettacolo. Tutte hanno voluto fare un giro col grande Sean, lo considerano un privilegio da raccontare alle amiche; tutte si sono sottomesse ai miei desideri più sfrenati. Sono un dio in quella discoteca. Il titolare, il furbo Steve, lo sa bene, per questo si inchina al mio passaggio.
"Dove andiamo?" chiede Vanessa dentro il taxi.
"Studio 54, il mio regno". Mi chino su di lei e la bacio sulla bocca con forza. Finalmente capisce chi è il padrone. Rimane senza fiatare con gli occhi che le brillano.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 15/03/08, 06:03 pm

Sean ed io arrivammo in brevissimo tempo in quella discoteca, magico luogo di incontro di personalità e grandi nomi. Sean fece il suo ingresso trionfale, acclamato e riconosciuto da ogni individuo che si trovasse a passare sulla sua traiettoria. Aveva assunto nei miei riguardi un atteggiamento distante, era come se il ritrovarsi in un territorio che gli conferiva il controllo della situazione lo avesse reso improvvisamente un estraneo. Non mi piacque ciò che vidi e mi allontanai nella direzione opposta alla sua. La pista da ballo, nonostante fosse quasi mattino, era ancora popolata di giovani di tutte le età, vestiti in modo inconsueto. Mi apparvero la popolazione di un pianeta a me ignoto in cui si muovevano inquietanti creature, affogate in mostruosi abiti. Mi sentii estranea e l'incanto che avevo provato fino all'attimo precedente al mio ingresso si frantumò. Cercavo il modo per andare via di lì senza che Sean se ne accorgesse, volevo scappare lontano da lui e da quel suo incomprensibile mondo.
Scostato dalla ressa di quella pista da ballo vidi qualcuno di mia conoscenza. Ma non era possibile, era lì di fronte a me.
"Gianni!!!" gli urlai contro con la voce in frantumi e mi piantai davanti a lui, senza lasciargli lo spazio di muoversi dalla sua nuova posizione di belva braccata.
"Vanessa, da dove spunti fuori?" mi rispose con la sopresa dipinta sul volto. Anche il tono della voce che adottò fu diverso da quello che ricordavo di lui. Aveva emesso un gridolino acuto, incapace di elaborare altre riflessioni.
"Ti ho cercato per tutta New York. Non credevo che alla fine ti avrei trovato. E' strana la vita!" tentai un tono amichevole, per non indurlo a scappare via. C'era tanto ancora da dire.
"Cosa hai fatto, Gianni? Perché hai quest'aria stravolta? Hai bevuto. Anche tu?" conclusi la mia frase con un sospiro che sfumò l'attesa che avevo provato nei suoi confronti in tutti quei giorni. Mi guardò ancora sorpreso. Non capì cosa intendessi. Mi afferrò per un braccio e mi strinse forte a sé. Poi mi baciò con un trasporto che non riconobbi.
"Sei uno schianto, Vanessa. Stai con me!"
Mi guardai intorno, avevo paura che Sean sarebbe venuto a cercarmi, provocando l'immediato allontanamento di Gianni. Non me lo sarei mai perdonato. Non mi sentivo tranquilla sotto gli occhi di tutti. Era meglio andare fuori a parlare.
"Sì, Gianni. Sto con te. Portami via da questo posto. Andiamo da un'altra parte. Non sono venuta da sola, e probabilmente il mio accompagnatore si chiederà dove sia finita. Ma adesso tu sei qui, finalmente...".
Gianni mi trascinò via e, facendosi spazio tra la folla, riuscì a trovare un varco verso l'uscita.
Fummo in strada, avvolti dal silenzio di una città che dormiva. Le prime luci dell'alba avvolgevano di un manto rosa il cielo e gli spazi aperti. L'aria era gelida, folate appuntite di vento s'insinuavano in direzione dei nostri corpi. L'ansia mi premeva lo stomaco, avevo atteso quel momento da un tempo infinito e ora mi mancavano le parole. Pensai appena che ero stata sul punto di concedermi a Sean e invece ora ero salva.
"C'è anche Amanda a New York. Vive qui. E' arrabbiata. Credo che se ti prendesse ti ammazzerebbe", gli sussurrai all'orecchio, issata in punta di piedi. Gianni era alto almeno 20 centimetri più di me.
"Che dici? E' qui! Anche lei? E dove dannazione si trova, porca pu..." interruppe la sua imprecazione, ma sgranò gli occhi. La notizia di Amanda era stata come una doccia gelata.
"Ma perché ti agiti tanto? Che ti importa. Se non vuoi non la devi incontrare. Io so dove sta, ma non te lo dico".
"Ecco brava, non me lo dire. Anzi, sì. Dimmi dov'è, così evito di passare dalle sue parti".
"La odi proprio? Ma cosa ti ha fatto il mondo intero per provocare in te tanta insofferenza?" e questo glielo chiesi con la speranza intatta che la sua risposta potesse confortarmi, dandomi una spiegazione che rimettesse a posto le mie amarezze.
"Sono un cane fuori dal branco, Vanessa. Non voglio donne capaci solo ad intralciare il mio cammino. Ho bisogno di vivere la mia vita e di dimenticare chi mi fa perdere tempo. Tu, forse, non c'entri. Con te mi sono divertito e a modo mio ti ho anche amato".
Lo guardai e gli credetti. Sapevo che non stava mentendo. Era solito dire la verità e anche in quel momento la stava dicendo.
"E cosa fai per vivere? Stai lavorando?" osai consapevole che il mio troppo indagare avrebbe potuto indispettirlo.
"Sono fotografo. Lo sai che ho sempre sognato di intraprendere questa strada. E ci sto riuscendo. Ho realizzato già due copertine importanti per una rivista di moda. Voglio diventare il numero uno". Disse questo, lui che era già un numero uno, almeno per me.
Mi riportò a casa di Fanny e non accadde altro. Ci saremmo rivisti il pomeriggio seguente alle quattro in punto, di fronte a quello stesso portone.
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Il racconto telematico

Messaggio  Amarinta il 24/03/08, 10:55 pm

Non ho mai avuto l'occasione di amare davvero. Che pensiero bizzarro mi attraversa la mente, quasi mi arrabbio. Non posso passare la vita a constatare la mia autocommiserazione. Devo uscire da questo circolo vizioso. Dare un'occhiata in giro. Riprendermi. Ricompormi, santo cazzo. Guardo Fanny stinta sulle scale. Strane le mille coincidenze della vita. Pura recondita riflessione, la mia. Ci siamo cercate da sole, spinte dall'incantesimo della stessa strega. Spero che ogni parola cattiva pensata o pronunciata da quella pivellina torni su di lei, come un boomerang mistico. Se lo merita. Stiamo pensando entrambe la stessa cosa, anche senza parlare. I nostri occhi si incrociano e si dicono tutto da soli. Guardo Fanny come se la conoscessi da sempre. Amica e collega di sventura. Sembra venir fuori da una pellicola disastrata scampata alla bufera. Sembra vivere di ombre, tremolanti bobine tagliate nel montaggio. Triste. Come me con Gianni. Insostenibile. Me che continuo a pensare a lui. Se ora incontrassi Gianni - ora, dico, nello stesso istante in cui mi vedo riflessa negli occhi di questa derelitta qui - credo che gli strapperei le viscere a morsi. Con tutta la simpatia di cui sono capace. Sorridendo. Non ho mai avuto l'occasione di amare davvero. Io e Fanny siamo due assolute disperate. Crudeli anime bisognose di vendetta per trovare pace. Abbiamo bisogno solo di questo: vendetta. Pura, sana e semplice. Niente di eccessivo. Io e lei abbiamo un punto in comune: Vanessa, e gli uomini che ci ha portato via. Dobbiamo eliminare il fattore Vanessa, e poi occuparci dei rispettivi ragazzi. Non so lei, ma io con Gianni non voglio rimettermici. Non mi importa più. Non posso passare la vita a fare la cagna da guardia. Ma devo farlo soffrire come lui ha fatto soffrire me. Spazzargli via quel sorrisino dalla faccia. E so che per Fanny è lo stesso. Far fuori Sean. Metaforicamente. In situazioni normali io e lei non ci saremmo mai neanche incontrate. La necessità rende le donne stronze. E pericolose.
"Ti scongiuro" un sorriso ironico ad ornarmi le stanche fattezze. Interiormente prego di non avere la sua stessa faccia "dimmi che in casa hai un caffè pronto da fare. Ho bisogno di caffeina per endovena"
Lei sorride. Mi lascia entrare nel portone.
Trema, Vanessa.

Iggy Pop & David Bowie (l'unica volta che si esibirono insieme) - The Passenger
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  Salvo Zappulla il 18/04/08, 12:05 pm

Vanessa è sparita. Sembra essersi volatilizzata nel nulla. La cerco dappertutto, comincio a preoccuparmi. Ma dove diavolo s'è cacciata! Spero non le sia successo nulla di grave, non riuscirei a perdonarmelo, l'ho portata io in questo posto balordo. Chiedo notizie alla commessa del bar: “La ragazzina che era con me, l'hai vista? La piccola italiana con gli occhi straordinariamente grandi”. Mi dice che l'ha vista uscire a braccetto con Gianni, il fotografo. Rimango di sasso ma allo stesso tempo sono sollevato, so che è un bravo ragazzo e non le farebbe del male. Ah Vanessa! Chissà cosa le è passato per la testa, deve essere un po' matta. Mi ha mollato senza pensarci due volte. Sento i morsi della gelosia dilaniarmi il cuore. Ricordo che era venuta in America per cercarlo, forse è sempre stato lui il suo grande amore, io ho solo riempito un vuoto. Affogo l'amarezza nel wisky.
L'indomani decido di andarla a cercare a casa di Fanny. Sono le quattro del pomeriggio, ho trascorso una notte irrequieta, l'ho sognata tra le braccia di Gianni e sono stato malissimo. Ma forse è più giusto così, non sono l'uomo per lei, troppe differenze ci dividono, non solo l'età. Lei è esuberante, vitale, frizzante. Io comincio a sentirmi stanco, mi porto dentro il vuoto di troppe avventure prive di sentimento e di troppe notti affogate dentro un bicchiere.
Davanti al portone di Fanny c'è lui ad attendere: Gianni! Elegante e impomatato, sembra un principino. Io, al contrario, ho gli occhi gonfi per la nottata in bianco e l'aspetto trasandato. So che Vanessa ci tiene all'eleganza. “Che ci fai qui?”.
“Che ci fai tu?”.
“Dov'è Vanessa?”
Salta quasi per aria. “Che ne sai tu di Vanessa?”.
“Era venuta con me nel locale”.
Vedo i suoi occhi farsi di brace. Si irrigidisce, stringe i pugni con rabbia. “Lurido maiale, hai messo gli occhi su di lei! E forse non solo gli occhi! Sei un pervertito, te la fai anche con le ragazzine ora? Vanessa non devi sfiorarla nemmeno con il pensiero.” Si avvicina minaccioso, mi sferra un pugno violentissimo, mi colpisce sul labbro che comincia a sanguinare. Mi piego in due per il dolore. Lui si eccita alla vista del mio sangue, mi colpisce ancora sul naso. Barcollo. Mi copro il volto con le mani. Mi fa tenerezza, è accecato dalla gelosia. E' solo un ragazzo. Potrei reagire, sono più robusto di lui, ho studiato arti marziali, lo potrei massacrare se volessi. Lui interpreta il mio atteggiamento come un atto di vigliaccheria. Questo lo fa sentire un gigante, ha perso completamente il controllo di se stesso. Afferra un bastone deciso a scaraventarmelo in testa. Non posso lasciare che mi uccida, per lui e per me. Allungo il braccio e lo afferro per il polso. Lo stritolo con forza. Rimane bloccato. Stringo ancora. Sento l'osso che scricchiola, i suoi occhi si riempiono di lacrime per il dolore. Molla il bastone. Io lo lascio andare. Così ci trova Vanessa: Gianni che si massaggia il polso ed io con il volto tumefatto. Ci guarda incredula entrambi, poi si stringe a Gianni. Ha fatto la sua scelta. Io mi sento morire, è più doloroso del labbro spaccato. “Vattene Sean! Mi fai schifo. Gianni non lo devi insozzare con le tue mani, capito? Ti odio! Ti odio con tutta me stessa. Ti disprezzo! Guardati, hai il viso gonfio, gli abiti spiegazzati. E puzzi di gatto selvatico!"
Mi siedo sul bordo del marciapiede e accendo una sigaretta. Rimango impassibile. La lascio sfogare. E' bellissima con i lineamenti alterati, è ancora più bella di sempre, i suoi occhi fiammeggiano di una luce che sembra irradiata dal cielo. Continua a inveire contro di me: “Sei solo un fallito Sean! Un bluff. La tua arte non vale nulla. Nulla, capito? Non hai spessore, non hai poesia dentro di te. Hai fatto carriera solo grazie alle donne che ti hanno ospitato nel loro letto. Non vali nulla. Nulla!”. E' un uragano. Ed è bellissima.
Continuo a fumare la mia sigaretta e mi rendo conto di quanto la ami. Anche il naso comincia a sanguinarmi. Sembro un fantoccio che chiunque può calpestare, con una ridicola sigaretta tra le labbra gonfie e il sangue che cola per terra. Sono l'ombra del grande Sean, però sento una gran pace dentro di me, mi sento più umano, più vulnerabile. Forse è giusto così. Si allontanano stringendosi l'uno con l'altra. Vanessa si gira per l'ultima volta a guardarmi, ha un gesto di tenerezza nei miei confronti, torna indietro e mi asciuga il sangue dal labbro con un fazzolettino. Stranamente mi accorgo che sta piangendo. Si allontana di corsa. Le mando un bacio. “Addio Vanessa, ti ho perduta per sempre”.
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Il racconto telematico

Messaggio  Amarinta il 22/04/08, 09:11 pm

Mi riservo il diritto di essere considerata un mostro. Il mio nuovo bisogno primario. Cammino sventolando le braccia all'aria nella mia leggera, frizzante allegria da mostro ignobile. Mi ha chiamato Fanny. La sentivo sorridere attraverso la cornetta. Era un piccolo grande momento di gloria. Il primo di tanti. Il primo di tutti. Sentivo ogni singola fibra di lei urlare di rinnovata gioia, ogni volta che prendeva fiato per parlare.
Che storia, cioè, che storia. Cioè. Ho le mani fra i capelli per quanto non ci credo. Alzo lo sguardo al cielo per quanto impossibile mi sembra.

Devo avere uno sguardo da pazza. Queste pupille frementi circondate di eye liner nefasto. Mi sono cerchiata gli occhi di nero. Tantissimo nero. Le labbra di rosso carminio. La pelle l'ho lasciata pallida e sfatta. Non volevo fare nulla per migliorarla. Ora di me voglio far vedere solo gli occhi e la bocca. Quest'espressione terribile e superba. La vendetta. La vendetta ha un sapore orgasmico. Che mi si veda solo quello. Tremate, tremate, le streghe son tornate. Vorrei spalancare ogni singolo tombino di New York e urlarcelo dentro, così che ogni parola risuoni nei bassifondi. Che parta dalla terra per diffordersi all'alto. Ogni persona deve sapere. Le streghe so tornate. Finora non è molto, lo so. Mi sforzo tremendamente di non pensarci. Non voglio rovinare la bellezza di questo momento. Io e Fanny dovremmo fare ancora tanta fatica. Il fatto però che da subito sia successo qualcosa, mi riempie di nuova bellezza perversa.

Dalle cicatrici sulle mie braccia mi si può considerare una ragazza bizzarra. Dai miei lividi sui fianchi, mi si può considerare una ragazza distratta. Dai miei capelli, sciatta. Dalle mie unghie, nervosa. Dal mio seno cadente, un passato furente. Mi piacerebbe essere additata dalla gente. Ecco il mostro. Il mostro. Vederli indietreggiare. Il mostro. Io sono un mostro. Mi piacerebbe vedere gli altri indietreggiare per questo.
Vederli sparire tutti per sempre dal mio campo visivo. L'ultima donna di New York. Urlare. Spaccare gambe e braccia al mondo.

Sono a pochi metri dalla casa di Fanny. Sto per entrare, quando LUI (lui, lui, lui, lui) esce dal portone. Io non rallento. Non mi fermo. Lo guardo. Lui guarda me. Leggo sul suo viso mille emozioni contrastanti. Pietà. Paura. Scocciatura. Che palle, Amanda, che palle, adesso dovrà parlarmi, dirmi che mi ama, io dovrò rifiutarla, anzi, magari scoparla e poi rifiutarla, che ho voglia. Sta pensando così. Trombare per togliermi dai piedi. Ha una fascia intorno al polso. Fanny mi ha detto quello che è successo. Non vedo l'ora di avere aggiornamenti di persona. Vedere la faccia di Vanessa, se non si è già chiusa piangendo patetica nella sua cameretta.

Gianni tentenna sul marciapiede. Continua a guardarmi. Io sfodero il mio miglior sorriso da viscida ignobile strega.

"Ciao, Gianni!" esclamo con trasporto, prima di tirargli un montante allo stomaco. Col pugno destro. Mettendoci tutto il peso del mio corpo, come la strada mi ha insegnato. Lui scatta in avanti. Mi sposto per evitare che mi crolli addosso. Continuando a sorridere, entro nel portone e glielo sbatto in faccia. Lo sento vomitare. Fottuto bastardo. Mi massaggio le dita, cercando Fanny. Il mio sorriso è ancora lì.

Porco cazzo, quanto amo New York.
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Re: Il racconto telematico

Messaggio  virginia foderaro il 30/04/08, 12:58 am

Fanny era splendida quel pomeriggio. Aveva gli occhi di un colore che non sospettavo esistesse. Il verde smeraldo si mescolava alle tinte di tutti i verdi della natura che insieme contribuivano a darle una luce mai vista. E come lampi intermittenti, i suoi occhi ricordavano che era lì insieme a me, nella casa che le apparteneva. E mi rammentavano, inoltre, quanto io fossi sua ospite, gradita o molto poco gradita. Entrò con passo deciso nello studio che era diventato il mio accampamento. Non bussò alla porta, sembrava essere tornata perfettamente padrona degli spazi e degli oggetti. Gesti nervosi suggerivano che avesse qualcosa di urgente da comunicare. E a me parve anche più alta e meno indecisa. La guardai, finalmente. Quella sua spavalderia esigeva rispetto, senza mezze misure. Era splendida, da togliere il fiato.
"Vi ho visti poco fa dalla finestra. Eravate un bel quadretto da osservare. Peccato che da questa altezza mi sia persa il labiale" concluse amaramente ironica, sottintendendo che avrebbe gradito una spiegazione completa dei fatti. "Da qui ho apprezzato schiaffi e spintoni e un patetico teatrino. Posso sapere perché?" incalzò una risposta, guardandomi dritto nei miei occhi, arrossati per le poche ore di sonno e per l'agitazione che mi graffiava lo stomaco.
"Perché cosa, cuginetta? Cosa c'è che non ti è chiara? Ci tieni così tanto al tuo pittore che te lo puoi riprendere. E' un pallone gonfiato e a me i tipi così fanno orrore. Dio solo sa quanta pena che provo" e chiusi i pugni fino a colpirmi con le mie stesse unghie rigirate nei palmi. Ero carica di tensione e di contraddizione. Gianni se n'era appena andato e io non l'avevo trattenuto. Non era meglio né per me né per lui che rimanesse. In quei mesi che precedettero il nostro incontro, me l'ero tolto dalla testa. Quella notte avevo sperimentato il fascino delle cose ritrovate. Ma poi, a tu per tu con Sean là sotto per strada, avevo chiaro davanti a me che Gianni non era affar mio. Non più e non lì, almeno, pensai. Eravamo giovani, sarebbero venuti altri luoghi e altri tempi.
"Mi fa schifo, Fanny. Puoi riprenderlo. Io ho altro da fare che perdere tempo con lui. Cosa me ne faccio di un vecchio? Eh dimmelo tu, se lo sai?" Ero esausta, la mia voce era diventata sottile lama sul filo.
"Vanessa, smettila di mentire. Ti si legge in volto che non è finita. Questo sadico gioco non ti ha ancora stancato. Sean è troppo ostinato per lasciarti andare, e tu troppo inesperta per comprendere in che guai ti stai cacciando". Mi guardò con coraggio, non abbassò lo sguardo nemmeno un secondo "Stupida...". Mi fissava dall'alto della sua buona fede, e parlava dal pulpito della sua coscienza candida. Ero io la disgraziata, quella che se ne fregava di tutto e di tutti. Ero stufa di sensi di colpa e di sguardi indagatori. Io ero quella che ero, non sarei potuta cambiare in un giorno. Presi ancora la porta e andai. Avvertivo un peso che spingeva forte dentro di me. Volevo incontrare ancora una volta Sean per provocare in lui una reazione, almeno una; che fosse rabbia, odio oppure, se proprio doveva, amore. Non sopportavo che mi guardasse un altro solo minuto con l'aria di chi non cercava risposte da me. Che il sangue delle nostre vene corresse veloce e ustionasse, altro che tiepidi battiti di cuore. Uscìì in strada dal varco secondario dell'edificio, per dileguarmi in fretta. Seguii i miei passi spediti fino al laboratorio di Sean. Dal citofono qualcuno aprì senza fare domande. Mi attendeva. Il cuore gonfio in gola era pronto ad esplodere in mille microscopici pezzi. Sean si era piantato sulla soglia d'ingresso. Rimase muto fino a che io non fui a pochi centimetri. L'impazienza di chi stava impazzendo di attesa, nonostante un labbro gonfio e l'altro spaccato a metà guadagnati per merito mio, veniva tradita da un frenetico tamburellare delle sue dita sulla parete dove si stagliava la sua figura. Poi, con uno scatto mi afferrò di sorpresa i capelli e richiuse la porta dietro di me, assicurando fino all'ultimo giro la chiave nella serratura.


Ultima modifica di vfoderaro il 03/05/08, 12:02 am, modificato 3 volte
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